Omelia Messa in cattedrale
“Qui non ci sono da un lato i malcapitati che vanno soccorsi e dall’altra i soccorritori che si mettono con generosità a cercare di tirarli fuori”. È stato un invito ad immedesimarsi, a fare propria la tragedia, quello rivolto dal vescovo di Rieti, Domenico Pompili, durante la Messa celebrata ieri sera nel capoluogo reatino. In una cattedrale ai limiti della capienza mons. Pompili, secondo quanto riporta il quotidiano on line della diocesi di Rieti, “Frontiera”, ha esortato a riscoprire, “nella realtà terribile del terremoto, quella che è la nostra condizione di uomini e di donne, segnati dalla fragilità e dall’imprevisto da quello che non avresti mai immaginato”. Ciò significa che “il loro dramma è il nostro. Il loro vuoto è il nostro. Il loro buio è esattamente il nostro”. Di qui la necessità di “fare le cose con ordine, con semplicità, con costanza” ha aggiunto il vescovo, avvertendo che “tra qualche settimana potremmo correre il rischio tutti di credere che si sia tornati alla normalità. E il rischio sarà quello di voltarsi dall’altra parte”. Il dramma resta, e secondo il vescovo, “occorre portare insieme il peso: non solo ora, ma nel medio e lungo periodo, per tutto il tempo necessario”. Un’azione da condurre con un “atteggiamento concreto e discreto”, cioè nel modo “più vero e meno patetico” possibile. “È tutta salita – ha concluso don Pompili – ma Gesù ci ha indicato che la strada della vita è sempre più forte della morte, se permettiamo a Dio di entrare”.