Emergenza rifugiati
“Ringrazio il Signore per il segno bello di questa comunità di donne e uomini di diverse etnie e Paesi di provenienza, che qui è accolta. Sono figli di Dio che hanno in comune l’esperienza dell’umanità: del nascere, crescere, imparare, stabilire relazioni, sperimentare i bisogni e la solidarietà dell’accoglienza nella prova”. Lo ha affermato il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, incontrando oggi un gruppo di profughi e di volontari; i profughi sono stati accolti nel periodo estivo prezzo la parrocchia della Beata Vergine Assunta di Bruzzano. “Il vostro essere qui è espressione di tempi difficili ma l’accoglienza che sperimentate fa vedere – ha affermato il porporato – che tutti siamo uomini e donne a immagine di Dio, anche se spesso a causa del male non sempre si dà testimonianza dell’amicizia e della solidarietà”. Scola ha aggiunto: “Porto un carezza particolare ai più piccoli che all’inizio della loro vita stanno sperimentando una prova così grande. La loro presenza invita a sperare e spalanca al futuro”. “Tutti insieme – profughi, parrocchia, volontari, Casa della carità – avete posto nel cuore di Milano un segno che brilla come una stella e non si spegnerà. E un bel segno anche quello di chi ha sacrificato le ferie per portare qui aiuto. È bello vedere come nel popolo ci sia questo moto di autentica compassione: se l’accoglienza è proposta bene come qui, diviene possibile e praticabile”.
“La cosa bella – ha detto don Paolo Selmi, parroco della Beata Vergine Assunta – è stato il coinvolgimento di tante persone arrivate anche da altre parrocchie: dalla Bicocca ad Affori fino a Nova Milanese. Le accoglienze degli anni scorsi ci hanno ‘allenato’, ma ogni volta accompagnare queste persone per un pezzo del loro percorso è un’esperienza nuova, che fa più bene a noi che a loro”. Don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità di Milano, che ha coordinato l’accoglienza, ha spiegato: “Quello che abbiamo dato è stato infinitamente meno di quello che abbiamo ricevuto. Come cristiani e come cittadini sentiamo che l’accoglienza di queste persone ci ha lasciato degli interrogativi profondi e ci impegneremo affinché questa esperienza non finisca con il termine del progetto, ma diventi un impegno di responsabilità per costruire nuovi percorsi di cittadinanza”.