Vespri

Giornata del creato: p. Cantalamessa, “la sovranità dell’uomo sul cosmo non è trionfalismo di specie ma assunzione di responsabilità verso deboli, poveri, indifesi”

“La sovranità dell’uomo sul cosmo” non è “trionfalismo di specie, ma assunzione di responsabilità verso i deboli, i poveri, gli indifesi”. Lo ha detto questa sera padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, nell’omelia pronunciata durante la celebrazione dei Vespri presieduta da Papa Francesco nella basilica vaticana, in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato. “L’uomo – ha spiegato padre Cantalamessa – è creato a immagine di Dio, nel senso che partecipa all’intima essenza di Dio che è di essere relazione d’amore tra Padre, Figlio e Spirito Santo”. Infatti, “solo l’uomo — in quanto persona capace di relazioni libere e coscienti — partecipa a questa dimensione personale e relazionale di Dio”. Per il predicatore c’è un “fossato ontologico tra Dio e la creatura umana; tuttavia per grazia, mai dimenticare questa precisazione”, questo fossato “è colmato, “così che esso è meno profondo di quello esistente tra l’uomo e il resto del creato”. “Tutto questo – si è chiesto – non è trionfalismo razziale? Non porta a un dominio indiscriminato dell’uomo sul resto del creato, con le conseguenze facilmente immaginabili e, purtroppo, già in atto?”. La risposta di padre Cantalamessa è: “No, se l’uomo si comporta davvero come immagine di Dio. Se la persona umana è immagine di Dio in quanto è ‘un essere in comunione’, questo vuol dire che meno si è egoisti, chiusi in se stessi e dimentichi degli altri, più si è persona veramente umana”. “La sovranità dell’uomo sul cosmo – scandisce padre Cantalamessa – non è dunque trionfalismo di specie, ma assunzione di responsabilità verso i deboli, i poveri, gli indifesi. L’unico titolo che questi hanno per essere rispettati, in assenza di altri privilegi e risorse, è quello di essere persona umana”. “L’incarnazione del Verbo – ha precisato – ha apportato una ragione in più per prendersi cura del debole e del povero, a qualsiasi razza o religione appartenga”.