Movimenti
“Tu fai quello che io non posso fare. Io faccio ciò che tu non puoi fare”. Questo era il saluto abituale di Madre Teresa di Calcutta a Chiara Lubich ogni volta che la incontrava, e le occasioni sono state molte. Parole che, si legge in un comunicato dei Focolari diffuso alla vigilia della canonizzazione della missionaria della carità, narrano la “semplice complessità” della loro amicizia, “grande, intima, profonda” dirà la Lubich. Riferendo del loro incontro avvenuto a fine maggio 1997, presso una povera palazzina del Bronx, a New York, in una cella del convento delle Missionarie della Carità, Lubich racconta: “Era la fondatrice di un’Opera di Dio che parlava ad un’altra, ben più indegna, e poteva comunicarle i frutti di tutta la sua vita: case di vita contemplativa e attiva (…), diffusione in 120 paesi, progetti ostacolati da governi (…). Parlava del quarto voto che prevede di servire con tutto il cuore i più poveri dei poveri, dei moribondi accompagnati in Paradiso (…). Era il suo magnificat”. In un collegamento telefonico con i membri dei Focolari nel mondo il 25 settembre 1997, Chiara Lubich disse di lei: “Madre Teresa è (…) una maestra eccelsa dell’arte di amare… Amava veramente tutti. Non chiedeva al suo prossimo se era cattolico o indù o musulmano” ed “ha senz’altro amato i nemici. Non s’è mai fermata a contestare le accuse assurde che le si rivolgevano, ma pregava per i nemici”. Due giorni prima, alla comunità dei Focolari dell’Emilia Romagna radunata a Rimini, Chiara confidava: “Ho ammirato Madre Teresa in modo specialissimo per la sua determinazione. Aveva un ideale: i più poveri fra i poveri. E vi è rimasta fedele. Tutta la vita ha puntato su quest’unico obiettivo. Anche in questo è per me un modello di fedeltà all’ideale che Dio mi ha affidato”.