Rapporto Ifad 2016
I redditi di 2,5 miliardi di persone nel mondo dipendono ancora da piccole aziende agricole, che producono l’80% del cibo consumato in Asia e nell’Africa subsahariana. Per combattere la povertà e la fame nel mondo i governi devono puntare su politiche che coinvolgano le popolazioni povere ed emarginate delle aree rurali, con investimenti mirati alla trasformazione strutturale. È la conclusione e l’appello che emerge dalle 500 pagine del Rapporto 2016 sullo sviluppo agricolo dell’Ifad, il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, presentato oggi a Roma alla Farnesina. A distanza di 5 anni dall’ultimo rapporto, l’Ifad analizza le esperienze di sviluppo rurale in 60 Paesi in via di sviluppo, disegnando un mondo in rapida trasformazione, con “una domanda sempre crescente di alimenti, l’aumento della migrazione verso le città e l’impatto del cambiamento climatico e del degrado ambientale”. Il rapporto esamina gli effetti, in termini di riduzione della povertà, della trasformazione strutturale, ossia della redistribuzione dell’attività economica che comprenda, oltre all’agricoltura, i settori manifatturiero e terziario. E rileva, tra l’altro, che “creare posti di lavoro nelle aree rurali è importante quanto promuovere la crescita”. Invita perciò le autorità a “espandere e approfondire l’economia rurale con investimenti volti a promuovere la nascita di industrie agroalimentari moderne” e favorire l’accesso ai servizi finanziari, visto che 2 miliardi di persone nel mondo non ne hanno ancora accesso e il 73% dei poveri non ha nemmeno un conto corrente bancario.