Rapporto Ifad 2016

Sviluppo rurale: Morando (viceministro Economia), “trasformazioni comportano rischi”. Istituzioni Sud “non difendano potere e privilegi”

“I Paesi devono intraprendere azioni per fronteggiare le sfide e i rischi che comporta la trasformazione rurale, in primo luogo facilitando l’accesso delle popolazioni alla terra e ai processi decisionali”. Lo ha raccomandato oggi a Roma Enrico Morando, vice ministro dell’Economia e delle Finanze, durante la presentazione alla Farnesina del Rapporto 2016 sullo sviluppo rurale dell’Ifad, il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo. “La trasformazione rurale – ha fatto notare – altera le modalità di utilizzo delle proprietà terriere, le competenze e le dinamiche interne della popolazione e forza rurale. Possono far sorgere squilibri e disuguaglianze. Le minacce all’identità culturale e ai piccoli agricoltori, alle donne, alle popolazioni indigene vanno identificate e gestite”. A questo proposito ha citato come esempio l’esperienza italiana del secolo scorso, che dopo la seconda guerra mondiale ha dato vita al cosiddetto “miracolo italiano” con il passaggio dall’agricoltura all’industria e la migrazione dal Sud al Nord. Tra gli anni ‘50 e ‘70, ha ricordato Morando, “l’occupazione agricola è scesa da 9 a 2 milioni di unità”. Una “esperienza di successo” ma con “aspetti negativi”, in particolare il “permanere e l’approfondirsi del divario tra nord e sud, che è ancora la più grande area in ritardo di sviluppo nell’intera Ue”. Secondo Morando il Meridione d’Italia paga lo scotto di “istituzioni politiche più dedite a estrarre risorse dalla società, a difesa del potere e di privilegi, piuttosto che a includere le donne tra i protagonisti della vita sociale, culturale e politica del Paese”. “Se le istituzioni politiche estraggono risorse dalla società solo per mantenere se stesse – ha sottolineato – lo sviluppo non è inclusivo”. La storia del nostro Paese può dunque “essere una lezione utile”, anche con l’esempio positivo del “modello delle cooperative italiane” per “migliorare la vita tutte le popolazioni rurali e aprire canali fruttuosi tra istituzioni e piccoli agricoltori”.