Politica
“Molte sfide comuni ci attendono”, a partire dal fatto che i cittadini sono “preoccupati dalla percezione di una mancanza di controllo e da paure riguardo a migrazione, terrorismo e insicurezza economica e sociale”. La tabella di marcia sottoscritta ieri dai 27 leader Ue mette in cima all’agenda questa convinzione. Le divisioni tra i leader sono ugualmente riemerse: il premier italiano Renzi ha rifiutato la conferenza stampa congiunta con la cancelliera tedesca Merkel e con il presidente Hollande; i Paesi Visegrad (Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica ceca) non hanno affatto ammorbidito la loro posizione sui migranti; permangono visioni diverse su stabilità, crescita, sicurezza, lotta al terrorismo, politica estera, controllo delle frontiere. Eppure viene confermata una volontà generale di “affrontare in via prioritaria” alcune “grandi questioni” e “lavorando insieme”; infatti “la priorità hic et nunc è mostrare unità e assicurare il controllo politico sugli sviluppi per costruire il nostro futuro comune”. E finalmente si legge l’impegno a “garantire la realizzazione delle nostre promesse”, come chiede da mesi il presidente della Commissione Juncker.
Dura, a parole, la posizione sulle migrazioni: l’obiettivo dichiarato è di “non consentire mai la ripresa dei flussi incontrollati dello scorso anno e ridurre ulteriormente il numero dei migranti irregolari”. Per far questo occorre “assicurare il pieno controllo delle nostre frontiere esterne e tornare a Schengen”. Sì all’accordo Ue-Turchia e “sostegno continuo ai paesi del Balcani occidentali”, mentre manca un accenno alla necessità di tendere una mano a Italia e Grecia, i Paesi che sopportano il maggior carico di arrivi. Poi alcuni impegni sulla sicurezza interna e la lotta contro il terrorismo. Quindi una novità: un capitolo di buone intenzioni sulla crescita, lo sviluppo socioeconomico, le iniziative per dare un futuro ai giovani.