Politica

Cardinale Bagnasco: “l’Europa avrebbe bisogno di una rifondazione culturale”

“L’Europa avrebbe bisogno di una rifondazione culturale”. Ne è convinto il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, che rispondendo alle domande dei giornalisti, nella conferenza stampa di chiusura del Consiglio permanente, è tornato sul tema centrale della sua prolusione di apertura. “In Europa – la sua analisi – manca il fondamento. Che il cristianesimo sia la rivoluzione più grande che la storia abbia mai avuto non è un’affermazione da credenti, ma attestata da studiosi di diversa estrazione”, come Karl Löwith o Norberto Bobbio. “Laddove il cristianesimo si offusca, si offusca l’umano”, ha ammonito il cardinale, secondo il quale “bisogna spogliarsi di quell’abito giacobino vecchio, terribilmente vecchio, ma che condiziona il cammino dei popoli”. “Non è una risorgenza di eurocentrismo”, ha puntualizzato il presidente della Cei”: “si tratta di riconoscere all’interno di una visione globale del mondo che ogni Continente ha qualcosa di peculiare da portare”. La nostra “vecchia e stanca Europa”, in altre parole, “deve essere anzitutto un’Europa delle nazioni, e anche degli Stati”. “Il nostro popolo riconosce i tratturi antichi”, ha proseguito Bagnasco citando la sua prolusione, “e il cristianesimo è il tratturo fondamentale: o l’Europa riconosce,  senza tecnicismi miopi o interessati, che è il cristianesimo la cultura da portare al mondo, o altrimenti non so dove andremo a finire”. In particolare, per il presidente della Cei, “fa parte della missione dell’Europa richiamare il mondo alla necessità di governare il potere: bisogna saper governare il potere tecnologico, prima che politico, che si sta rivoltando contro l’uomo”. “La tecnologia ci sta prendendo forse la mano?”, la domanda da porsi: per “ragioni storiche”, la lezione che l’Europa può dare al mondo, “rispetto alle altre parti del mondo più giovani, è la prudenza circa il governo del potere”.