Medio Oriente
“Non si può tollerare una guerra così in cui non esiste il minimo rispetto delle regole con conseguenze atroci per la popolazione inerme, donne, anziani e bambini. Inaccettabile. La guerra deve finire e con essa le violazioni dei diritti umani”. Lo ha detto al Sir monsignor Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco, a margine del quinto incontro, promosso da Cor Unum, degli organismi caritativi cattolici che operano nel contesto della crisi umanitaria in Siria e Iraq, in corso a Roma. “Vedo tante atrocità ma anche tanti gesti di bene – ha rimarcato il nunzio – e per questo ringraziamo l’Onu e le organizzazioni umanitarie per l’impegno in Siria, verso la popolazione colpita dalla guerra”. Mons. Zenari ha parlato dell’impegno della Chiesa cattolica di tutto il mondo, i cui dati sono stati diffusi da Cor Unum: nel 2015 le istituzioni ecclesiali hanno mobilitato più di 207 milioni di dollari per rispondere alle emergenze umanitarie in Siria, Iraq, Libano, Giordania, Turchia, Cipro e Egitto. I campi di azione vanno dall’aiuto alimentare, all’istruzione, dalla sanità ai beni non alimentari, fino all’alloggio e all’affitto. Il 31% dei fondi è stato destinato alla Siria, il 26% all’Iraq il 25% al Libano e l’11,5% alla Giordania. I dati relativi al 2016 (aggiornati al mese di luglio) vedono la mobilitazione di 196 milioni dollari che hanno raggiunto circa 4,5 milioni di beneficiari individuali diretti. Negli anni 2014-2015 e 2016 la rete ecclesiale ha mobilitato oltre 530 milioni di dollari. Un impegno importante che ha visto, ha ricordato mons. Zenari, “più di 1.000 operatori umanitari morti e molti di loro erano giovani. Parola chiave della conferenza di Cor Unum è coordinamento. Le risorse non sono immense e vanno ottimizzate e ben indirizzate”. Ma perché questo impegno continui, ha avvertito il nunzio, “occorre che cessi la violenza”. Dello stesso parere anche Staffan De Mistura, inviato speciale del segretario generale dell’Onu per la Siria, che ha rimarcato come “lo spazio per una soluzione diplomatica esiste anche se ridotto Non bisogna mai fermarsi di cercare soluzioni pacifiche e negoziate. Quello siriano è un conflitto che si va evolvendo e anche la diplomazia deve farlo per cercare spiragli”.