Chiesa in Calabria

Diocesi: mons. Oliva (Locri-Gerace), santuario di Polsi “testimone silente di tanto male, ma anche di tanta fede popolare”

Oggi la fede “rischia di confondersi con le sue ritualità. Anch’essa ha bisogno di purificarsi, rivitalizzando il legame con la vita. Una fede senza le opere, distaccata dalla vita, è debole. A Maria chiediamo il coraggio di una fede professata con la coerenza della vita”. A dirlo è stato ieri il vescovo di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva, celebrando la festa al santuario di Polsi dove ogni anno, per l’occasione, arrivano molti pellegrini da varie parti della Calabria e da altre regioni italiane. “Vedo nella vostra presenza così variegata e qualificata – ha detto il presule – il segno e il desiderio di consegnare alla Vergine di Polsi le nostre attese e speranze, i sogni di questo nostro territorio”. “Scusatemi se non uso di proposito il termine ‘ndrangheta. Non è perché non ne riconosca l’esistenza e la pericolosità. Tutt’altro! Sono convinto che essa, pur avendo trovato altrove terreno più fertile, costituisce un gravissimo fenomeno che ci condiziona negativamente e paralizza lo sviluppo della nostra terra. Devo però riconoscere che le forze dell’ordine e la magistratura in questi anni hanno operato con grande attenzione e competenza in modo da ottenere importanti successi e tenere sotto controllo il fenomeno”.
“Sono convinto altresì – ha detto il vescovo – che non basta riempire pagine di giornali con questo termine per debellarla: occorre un impegno concreto da parte di tutti, nessuno escluso, contro ogni comportamento improntato ad illegalità, a compromesso, a costante ricorso alla raccomandazione. Tutte ‘scorciatoie’ che creano le premesse di una corruzione generalizzata e diffusa che distrugge ogni speranza e manifesta l’altra faccia della mafia”. Mons. Oliva ha insistito sulle scelte coerenti ricordando che in questo santuario al centro, accanto a Maria, si trova sempre la Croce. “Le origini del nostro santuario riportano – ha ricordato – al rinvenimento di una Croce, in questo luogo”. “Non c’è Polsi senza croce! Una croce – ha sottolineato il presule – fatta di grandi amori e fedeltà, ma anche di tanti tradimenti. Da una parte la fedeltà di Dio, che ha trovato tanta adesione in questo nostro popolo dell’estremo Sud della penisola, dall’altra i tradimenti umani. Quante infedeltà qui a Polsi! Quanta miseria umana! Ma anche quanta cattiveria! Chiedo perdono a Dio per tutto questo”. Perdono anche per i mafiosi che “si sono fatti vanto della sacra immagine della Madonna di Polsi”. “Polsi è testimone silente di tanto male, ma anche di tanta fede popolare, semplice, spontanea. Tanta misericordia dispensata a piene mani dai sacerdoti. Giorno e notte. Tanto perdono accordato dalla bontà del Padre”.