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Diocesi: Modena, mons. Gazzetti (vicario), “non è in discussione l’accoglienza, ma la sua qualità”

“Parlano i fatti e in discussione non è l’accoglienza in quanto tale, la Chiesa modenese accoglie già, infatti, attraverso differenti progetti e strutture, circa 200 persone, ma la qualità dell’accoglienza in quella specifica circostanza”. Lo ha dichiarato il vicario generale della diocesi di Modena, monsignor Giuliano Gazzetti, che oggi è intervenuto alla conferenza stampa indetta dalla stessa diocesi per precisare la propria posizione per quanto concerne l’accoglienza di un gruppo di profughi nella struttura dell’ex convento di San Cataldo, di proprietà dei padri Cappuccini e concesso alla Chiesa modenese in comodato per attività legate al sostegno e all’accoglienza. Il vicario generale ha affermato che “non sono state rispettate le scadenze degli accordi presi con la cooperativa l’Angolo, che gestisce l’accoglienza nella struttura, e nemmeno le caratteristiche dell’ospitalità”. Il progetto era iniziato, per rispondere ad un’emergenza, nell’agosto scorso, la struttura era stata concessa per l’accoglienza di 29 persone. Il 2 novembre, durante un incontro tra i rappresentanti della diocesi e dell’Angolo, “sono state ribadite le grandi difficoltà in cui la diocesi si trovava, a causa della situazione sopra descritta: numero doppio di persone ospitate rispetto alla capienza, impossibilità di procedere con il progetto a vantaggio delle donne straniere e dei loro bimbi; degrado dell’ambiente umano e materiale; imbarazzo di fronte ai proprietari, i padri Francescani, che si erano fidati della diocesi. In realtà la situazione, fino ad oggi – gli ultimi sopralluoghi sono dei primi giorni di gennaio – si è mantenuta inalterata e, anzi, è peggiorata: le condizioni in cui versano i profughi sono indecenti; il rapporto tra educatori e persone accolte risulta fortemente sottodimensionato; il corso di italiano che dovrebbe essere erogato per dieci ore settimanali è in realtà ridotto a due ore; vi sono danni alla struttura, causate dalle infiltrazioni d’acqua e la presenza degli educatori è sottodimensionata rispetto agli accordi”. “Chiediamo – ha concluso Gazzetti – il rispetto delle regole; questo non significa non essere accoglienti, ma impegnarsi per il rispetto della dignità delle persone”.