Politica

Papa Francesco: al Corpo diplomatico, no al “quieto vivere” perché la pace è “una virtù attiva”. “Gesto di clemenza” verso i detenuti

“Ogni autorità politica” non deve “limitarsi a garantire la sicurezza dei propri cittadini”, ma è “chiamata anche a farsi vera promotrice e operatrice di pace”. Lo ha detto il Papa, che nel discorso al Corpo diplomatico ha stigmatizzato l’atteggiamento del “quieto vivere” per ricordare che “la pace è una virtù attiva, che richiede l’impegno e la collaborazione di ogni singola persona e dell’intero corpo sociale nel suo insieme”. “La pace non è mai qualcosa di raggiunto una volta per tutte, ma è un edificio da costruirsi continuamente, tutelando il bene delle persone, rispettandone la dignità. Edificarla richiede anzitutto di rinunciare alla violenza nel rivendicare i propri diritti”. Per Francesco, la nonviolenza è “uno stile politico, basato sul primato del diritto e della dignità di ogni persona”, come si legge nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace di quest’anno. “Edificare la pace”, per il Papa, esige anche che “si eliminino le cause di discordia che fomentano le guerre, a cominciare dalle ingiustizie”, a partire dalla consapevolezza che “esiste un intimo legame fra giustizia e pace”, che implica anche il perdono, come ha affermato san Giovanni Paolo II. Le sue parole, “oggi più che mai attuali, hanno incontrato la disponibilità di alcuni Capi di Stato o di Governo ad accogliere il mio invito a compiere un gesto di clemenza verso i carcerati”, ha sottolineato Francesco: “A loro, come pure a quanti si adoperano per creare condizioni di vita dignitose per i detenuti e favorire il loro reinserimento nella società, desidero esprimere la mia particolare riconoscenza e gratitudine”.