Politica
“Evitare una dichiarazione di indipendenza” e un “cammino senza ritorno” che isolerebbe la Catalogna; risolvere la questione nell’ambito della Costituzione e con “il ritorno alla legalità”. Lo ha dichiarato Luis Mendes de Vigo, portavoce del governo di Madrid, nell’approssimarsi dall’atteso discorso (ore 18) di Carles Puigdemont, presidente della Catalogna, in seguito al referendum del 1° ottobre. A Madrid, come a Barcellona e a Bruxelles, ci si domanda se Puigdemont si limiterà a ufficializzare i risultati del voto o se si spingerà oltre con la dichiarazione di secessione. Ciò porterebbe a uno scontro istituzionale con il Regno di Spagna (con la possibilità di una sospensione dell’autonomia della regione catalana), che preoccupa molti cittadini catalani e spagnoli, i governi europei (specie quelli dell’eurozona) e le istituzioni Ue. Oggi alla riunione Ecofin (ministri delle finanze) la questione si è profilata e Luis de Guindo, ministro spagnolo, ha dichiarato: “Qui sono tutti dalla parte del governo catalano”. La Commissione europea manda a dire che occorre evitare uno strappo; anche Donald Tusk (Consiglio europeo) invita Barcellona a restare nel quadro dell’unità nazionale. Da Strasburgo il segretario generale del Consiglio d’Europa, dove è in corso la plenaria dell’Assemblea parlamentare, ha auspicato che la questione catalana si risolva entro la Costituzione spagnola o mediante un emendamento condiviso alla Carta. Un discorso del premier spagnolo Mariano Rajoy è atteso per domani.