Arresto in Italia

Terrorismo: mons. Antoniazzi (Tunisia), “timori per rischio indottrinamento nelle carceri”

“I foreign fighters non escono dalle carceri con la stessa facilità degli altri però la domanda è: si esce migliori dalla prigione o più indottrinati di prima? Basta vedere in Europa come molti si siano radicalizzati in carcere”. A parlare in una intervista al Sir, commentando l’arresto in Italia del fratello dell’attentatore di Marsiglia, di nazionalità tunisina, è mons. Ilario Antoniazzi, arcivescovo di Tunisi, che racconta di un recente “condono” da parte del presidente della Tunisia “che ha aperto le porte delle carceri” a chi aveva scontato la pena per furto o spaccio. “Ci si domanda se queste persone siano rimaste qui o siano partite verso l’Italia – dice -. È gente che ha già scontato la pena. Ma ci si chiede in che condizioni queste persone siano uscite dal carcere”. Dopo la chiusura della frontiera libica in seguito agli accordi tra Italia e Libia la Chiesa tunisina sta monitorando la situazione, riscontrando un aumento di migranti dalla Libia e la riapertura della “rotta tunisina”: “Guardiamo con un po’ di tremore a cosa sta succedendo. Certo ne arrivano di più. Non sappiamo se sia un inizio oppure un fenomeno provvisorio, però stiamo in allerta”. In Tunisia la piccola comunità cattolica è composta soprattutto da africani sub-sahariani. “Tuttora ci sono persone che vengono a chiedere la benedizione per partire “, racconta l’arcivescovo. Ma “piuttosto che fare campi per i migranti in Libia” a suo avviso servirebbe “una grande campagna per dire che l’Europa non è più un paradiso terrestre e che tentare il viaggio è un grande rischio”. “In molti Paesi africani – conclude mons. Antoniazzi – c’è moltissima ignoranza in materia, non sanno cosa succede una volta arrivati in Europa. Pensano che ci sia lavoro invece la realtà è molto differente. Tanti per partire vendono terreni e case e una volta partiti non tornano più perché è un disonore. Preferiscono rischiare la vita piuttosto che rientrare da persone sconfitte e umiliate”.