G7 Agricoltura
I Paesi del G7 “hanno il dovere di frenare gli appetiti – talvolta la voracità – dei più forti, si tratti di soggetti legati a interessi economici o di poteri statuali”. È il monito lanciato questa mattina il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, intervenendo a Bergamo alla conferenza “Obiettivo fame zero. Save the date” organizzata in occasione del G7 dell’agricoltura. Rivolgendosi proprio ai ministri del G7, Galantino ha rilevato che “le condizioni di questo nostro mondo stanno – anche se non esclusivamente – per tanti versi, ancora nelle mani dei loro Paesi”. “Perché sono i più ricchi, sono i più forti e forse anche in passato hanno sofferto molto, ma fanno fatica a conservarne memoria”, ha ammonito il segretario generale della Cei. Galantino si è detto “convinto che l’opportunità della rinascita, di una nuova ripartenza e di un inizio carico di speranza è affidata in buona misura all’agricoltura, come già è accaduto in passato”. “È tempo di ri-pensare al modello globale che regola sia il sistema manifatturiero sia quello agricolo”, ha aggiunto, osservando che “il sistema agricolo è appiattito sulle regole dell’industria estrattiva, non ha cioè carattere conservativo”. La “logica perversa” del “prezzo”, “indiretto responsabile della progressiva espulsione dalle loro terre di milioni di contadini, che migrano verso le città e spesso a rischio miseria e fame”, secondo Galantino “può essere invertita solo attraverso accordi più ampi e inclusivi, che hanno bisogno di regole ‘alte’ su ambiente, consumo di risorse, consumo della ‘vita degli altri’”. Per il segretario della Cei, “c’è bisogno di un modello di sviluppo che svolga un ruolo di custodia dei territori e della loro biodiversità, che contribuisca alla coesione della comunità”. “C’è bisogno e ci interessa un modello agricolo in cui il ‘cibo’ rimane tale e non diventa ‘commodity’, un commercio ‘libero e giusto’”.