Società
“La corruzione è un reato contro la persona perché è un disconoscimento dei valori umani. La persona è un insieme di valori che richiede il rispetto degli altri. Il dovere di non toccare i valori altrui, come la vita o l’integrità corporea, richiede massimo rispetto”. Così il card. Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, è intervenuto questo pomeriggio a Roma all’incontro sul tema “Giustizia, lotta alla corruzione e promozione di una cultura della legalità, al tempo di papa Francesco”, promosso dall’Università Telematica Pegaso, dall’Ainc e dal Regno dei SS Pietro e Paolo. Al centro del convegno il dibattito attorno al varo da parte del Governo del Codice Antimafia, che prevede anche per i corrotti che agiscono in gruppo il sequestro preventivo dei beni, sull’esempio di quanto avviene nei confronti della mafia. Parlando nel Centro Russia Ecumenica di Borgo Pio, il cardinale ha voluto chiarire la questione relativa alla scomunica ai mafiosi e ai corrotti pronunciata dal Papa. “La mafia è solo una concretizzazione della corruzione – ha detto Coccopalmerio -. La scomunica per corruzione, che inizialmente era rivolta soprattutto ai mafiosi, adesso è stata estesa anche ai corrotti”. Il cardinale ha ricordato che la scomunica comporta l’allontanamento dalla comunità dei fedeli e la conseguente esclusione dai sacramenti, sottolineando che “il compito dell’autorità della Chiesa è limitarsi a riconoscere e dichiarare questa esclusione”. Secondo il card. Coccopalmerio, inoltre, “l’attività pastorale della Chiesa deve predicare l’amore e la legalità, ma non deve rivolgersi esclusivamente a chi è di fede cristiana. Il problema della cultura di oggi – ha spiegato – è che le persone hanno perso il valore della metafisica, ecco perché occorre formare le coscienze, attraverso un’opera di predicazione e di convincimento costante”.