Radio Vaticana

Giornata vittime immigrazione: card. Montenegro, “l’Europa ha dimostrato di essere frantumata. C’è la necessità di un cambiamento di veduta”

“Purtroppo abbiamo continuato a contare i morti. Sono giornate particolari dove c’è un misto di sentimenti. La tristezza per quello che è avvenuto, ma poi la tristezza resta perché queste storie stanno continuando. Quello che fa più male è vedere che la storia non cambia”. Lo dice il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas italiana, in un’intervista a Radio Vaticana, in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, che ricorre oggi in ricordo della strage di migranti a Lampedusa 4 anni fa. Alla domanda se questa del 3 ottobre è una ricorrenza un po’ ipocrita, il porporato risponde: “Se vuole essere solo un ricordare chi è morto e fermarci lì, sì. Sa di ipocrisia. Se il loro ricordo deve significare un cambio di strategia, di mentalità e di cuore, allora è giovata a qualcosa. Però se dovessimo vedere i 30mila morti che ci sono nel Mediterraneo, a quanto pare sono giovati poco. Anzi, sento che si vuole chiudere i cuori a doppia mandata. E questa è la storia di tante Nazioni ma anche di tanti cittadini”. Per il porporato, “la soluzione non la possiamo trovare intorno ai nostri tavoli. Sono soluzioni da trovare insieme ai governi, alle strutture, di quelle terre da cui vengono queste persone. Però, se noi continuiamo a decidere per loro, non aiutandoli a cambiare la loro storia, ciò diventa anche un gioco perverso che ci farà del male”. Di fronte all’emergenza, poi, “l’Europa ha dimostrato di essere frantumata. Noi continuiamo a chiamarla tale e forse lo facciamo perché l’unione è rappresentata dal denaro. Ma questo diventa il termometro di scelte sbagliate. È un’Europa unita malamente e quindi c’è la necessità di un cambiamento di veduta”. Sulle difficoltà dell’accoglienza, il cardinale invita a misurarsi con il futuro: “Abbiamo l’esperienza di un passato fatto di muri e reticolati che è saltato. Stiamo parlando di un futuro che sta già arrivando. Questo deve obbligarci a fare scelte diverse. Se giochiamo con il futuro continuiamo a farci del male. Per un credente poi, si pone un problema di fede. Perché se accetti il Vangelo lo devi accettare tutto e non puoi strappare la pagina dove il Signore chiede di accogliere il forestiero”. Infine, il porporato che non è accoglienza “togliere dal mare, far venire sulla terraferma e poi finisce tutto”: “L’integrazione è vedere ciò che abbiamo in comune per camminare insieme. Credo che noi siamo alla fase della tolleranza. Io ti permetto di stare vicino a me. L’importante è che ti comporti bene e che non mi dai fastidio. Altrimenti paghi. Questa non è accoglienza”.