Patroni
“Comunione e speranza”: sono le due parole che stasera mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, ha “raccomandato” perché “la Chiesa sia davvero una madre fertile e premurosa”. “La comunione – ha spiegato – è affidata a ognuno di noi. Nessuno è spettatore in essa, tutti la doniamo e la riceviamo, nessuno ha diritto di umiliarla o usarla per sé in nome della sua verità o del suo punto di vista. Mai. E offendere la comunione è indebolire questa madre, la nostra Madre. Senza Comunione tutto diventa più difficile, rischiamo di diventare prigionieri del banale e mondano individualismo, intaccando quell’unità di diversi che è il dono, insieme alla pace, di Gesù che muore”. Nella comunione “il più grande è colui che si fa servo”. “Una Chiesa umile, ma non modesta”, l’auspicio dell’arcivescovo, per il quale “solo nella comunione potremo essere missionari”.
Riguardo alla speranza, mons. Zuppi ha messo in guardia da un possibile rischio: “Abbiamo la tentazione di essere vecchi e nuovi profeti di sventura che giudicano in astratto, che vedono i problemi dove non ci sono, i nemici e non il nemico e lo facciamo sempre convinti di noi stessi tanto da credere di non avere obblighi verso la comunione”. Ma, ha avvertito il presule, “c’è bisogno di uomini di speranza che credono alla luce quando c’è il buio, disposti a seminare bontà nella cattiveria, a costruire tenacemente l’amicizia quando c’è la divisione, di dare tutto per la Chiesa. Gesù ci fa ardere il cuore nel petto e si fa riconoscere nello spezzare del pane per affrontare le inevitabili difficoltà, i cambiamenti delle nostre strutture non ritirandosi ma uscendo incontro, costruendo sulle macerie della crisi di tante disillusioni”. Sì, ha concluso mons. Zuppi, “la Chiesa oggi, vuole rivolgersi a tutti per, come scriveva San Francesco amare i nostri prossimi come noi stessi, attirando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri, e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando nessuna offesa a nessuno. Parola, pane, poveri. Abbiamo con gioia condiviso il pane del cielo. Condividiamo quello della terra. Uno rimanda all’altro”.