Società
Anche nella nostra società, “dove la fede che molti vivono non è più veicolata da quella religiosità popolare attraverso la quale è passata per secoli, c’è un cristianesimo che germoglia là dove non te lo aspetteresti, apparentemente senza un forte legame ecclesiale e senza radici nelle tradizioni locali”. Ne è convinto il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, che a conclusione dlela sua lectio magistralis alla Facoltà teologica dell’Italia centrale, citando l’Evangelii gaudium, ha auspicato la necessità “che il teologo di professione sia in grado di mettersi in dialogo con quanti nella Chiesa penetrano con la Parola di Gesù i nuclei più profondi e l’anima della città, là dove si formano i nuovi racconti e paradigmi”. “Siate una Facoltà che abita la frontiera, non lasciatevi rinchiudere da esigenze piccine!”, l’invito finale: “L’intelligenza della fede che proponete assuma le prospettive delle periferie, delle marginalità materiali ed esistenziali, il respiro sinfonico di una Chiesa che non è più soltanto europea. Servite la Chiesa là dove si presenta come quercia millenaria e là dove non è che un germoglio, in questa epoca che qualcuno definisce post-cristiana. Abbiamo bisogno di teologi attenti, pazienti, contemplanti che ci aiutino a non staccarci mai dalla sorgente autentica della fede, per un discernimento evangelico che ci spinga sempre fuori da noi stessi, sempre più avanti!”.