Terremoto in Centro Italia

Arquata del Tronto: consegna del Centro “Agorà”. Card. Montenegro, “in futuro queste terre parleranno di risurrezione e di Pasqua”. “Diventiamo esperti di reti, non di pareti”

“Vi porto il saluto della mia gente. Vengo dalla Sicilia, terra ballerina: sappiamo cosa significhi il sisma. Ad Agrigento il prossimo anno ricorrono i 50 anni dal terremoto del Belice. Per questo vi dico: accogliete la solidarieta come gesto di vicinanza”. Lo ha affermato il card. Francesco Montenegro, presidente di Caritas Italiana, giunto questa mattina ad Arquata del Tronto insieme al direttore nazionale, don Francesco Soddu, e al vescovo di Ascoli Piceno, mons. Giovanni D’Ercole, per la consegna ufficiale del nuovo Centro di comunità polivalente “Agorà”, alla presenza di autorità civili e militari della provincia.
“Nella nostra terra – ha proseguito il card. Montenegro – in dicembre improvvisamente fioriscono i mandorli, anche se intorno c’è tutta una natura morta. È la vita che rispunta e questo credo possa essere il simbolo anche di questo momento. L’augurio che vi faccio è che siate consapevoli del fatto che le ferite diventano feritoie ed è proprio attraverso queste che si vede la luce dall’altra parte”. La struttura, che ospita oggi 25 persone, a supporto della comunità locale colpita dal sisma, è stato realizzata grazie ai fondi raccolti da Caritas Italiana e da varie Caritas d’Europa e del mondo. “Ogni pietra di questa struttura – ha affermato il presidente di Caritas Italiana – è stata donata da qualcuno che vi ha pensato. Voi sapete così cosa significhi solidarietà e in futuro queste terre parleranno di risurrezione e di Pasqua. Voi stessi, che state pagando il prezzo del terremoto, domani sarete a guardarvi attorno per donare solidarietà. Non sarete soli”.
“Credo che una realtà come questa ci faccia anche capire che laddove c’e sofferenza non si resta mai soli – ha aggiunto -. Si creano relazioni, rapporti, gemellaggi, dove la persona ferita si trova sempre qualcuno accanto non solo nel momento della sofferenza, ma in un cammino che si inizia a fare insieme. Questa è quella rete di solidarietà che in qualche modo contrasta i muri che dividono. La rete qualche volta può sembrare una parete. Ma è una parete particolare fatta di fori: si vede sempre dall’altra parte e ci si può toccare. Dobbiamo diventare esperti in reti, non in pareti”.
“Caritas Italiana è presente per portare qui l’abbraccio di Caritas Europa e altre Caritas non europee. Qui c’e il mondo – ha sostenuto il direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu -. Ciò che ci caratterizza è il segno di una comunità che non deve disgregarsi ma ricompattarsi. Una società che deve costruire speranza”.