Prossimità
“Cecilia non canta solo per Gesù, canta lo stesso Gesù. Egli è la sua musica, la sua melodia. Canta la povertà, ossia canta quell’amore fragile, e al tempo stesso forte, di cui proprio Gesù si è fatto incarnazione”. Sono le parole dedicate alla santa di cui ricorre oggi la memoria liturgica, pronunciate dal card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nell’omelia della messa celebrata oggi nella basilica romana che porta il nome della patrona della musica. “Come le vergini sapienti di cui parla l’evangelista Matteo – ha spiegato il cardinale – Cecilia comprende che l’olio dell’amore non può e non deve smettere di ungere ed illuminare la vita di chi attende il ritorno dello Sposo. È un olio che deve bruciare della passione per lo Sposo e per i poveri”. “Chi vuole attendere con fattiva vigilanza il ritorno dello sposo e la pienezza di vita che egli assicura, è chiamato a recarsi dai poveri”, la lezione della santa: “Spesso non occorre cercarli lontano, i più vicini e frequenti sono nella nostra quotidianità, nella nostra famiglia: per ognuno di noi, i più scomodi. Occorre andare dai poveri per arricchirsi di olio e di luce, facendo esperienza di quella logica del dono e della condivisione che trasfigura disperazioni e miserie in un canto dolce e soave, frutto della certezza che nulla e nessuno potrà mai separarci dall’amore di Cristo, come l’apostolo Paolo scrive ai Romani”. “Cecilia canta non per esaltare se stessa ma per rendere presente Gesù, e lo fa salendo sul ‘palco’ della Croce”, ha osservato Bassetti: “È proprio lì che la nostra santa martire ha fatto esperienza del Signore, ha ‘conosciuto’ Dio, come dice Osea, divenendo la sua sposa nella fedeltà per sempre”. “Cecilia è una sposa gioiosa, poiché radica la sua unione con Dio consegnandosi totalmente a lui e riponendo in lui tutta la sua fiducia, fino a rivestire, con la condanna a morte, l’abito di quella ‘perfetta letizia’ di cui il Poverello di Assisi si fece, molti secoli dopo, annunciatore”, le parole del presidente della Cei: “E così Cecilia testimonia con la sua morte la passione per Cristo, permettendo a noi di ascoltare ancora oggi quelle note che altro non sono se non un balsamo in grado di trasformare le piaghe e le ferite del nostro cuore in squarci di speranza, di carità e di fede. Ed allora anche noi possiamo dire con Cecilia: ‘Canta anima mea Dominum’”. Bassetti ha concluso la sua omelia con l’auspicio che, sulla scorta della martire Cecilia, “la nostra vita possa essere sempre un inno di lode al Signore, da innalzare insieme ai fratelli e alle sorelle che percorrono con noi le strade della vita”.