Società

Suicidio ragazzo afghano in Austria: Khan (Unicef), “è cruciale che i bambini rifugiati e migranti ricevano cure tempestive e di qualità adeguata”

“Il recente suicidio di un ragazzo afghano di 11 anni in un centro per rifugiati in Austria ci ricorda tragicamente che le autorità europee devono porre maggiore attenzione al profondo stress psicosociale che affrontano migliaia di bambini rifugiati e migranti”. Lo dichiara oggi Afshan Khan, direttore regionale dell’Unicef per l’Europa e l’Asia Centrale, mentre le autorità austriache stanno investigando sulle circostanze che hanno portato al suicidio del ragazzo che, secondo quanto riportato, stava lottando per prendersi cura dei suoi fratelli. “I bambini che scappano da guerre e conflitti, o quelli sradicati dalle loro case, stanno già affrontando elevati livelli di trauma. Non sapere cosa il futuro riservi loro causa stress emotivo e preoccupazione aggiuntive. Per alcuni, è semplicemente troppo da sopportare – aggiunge -. Non conosciamo il numero esatto degli atti di suicidio fra i bambini rifugiati in Europa, ma ci sono stati segnalati casi preoccupanti di bambini, in particolare dall’Afghanistan, che pongono fine alle loro vite mentre aspettano notizie sulle loro richieste di asilo o sul ricongiungimento familiare in un altro paese europeo”. Per Khan, “è cruciale che questi bambini ricevano cure tempestive e di qualità adeguata – aiuto da parte di coloro che se ne prendono cura e degli operatori sociali formati per rilevare i primi segnali di difficoltà, accesso a servizi per la salute mentale e il supporto dei tutori legali o delle famiglie affidatarie. Se queste misure non verranno introdotte con urgenza, l’impatto a lungo termine sulle vite dei bambini e le loro società potrebbe essere incalcolabile”.
L’Unicef in Austria sta formando gli operatori sul campo sulla tutela dell’infanzia e sta lavorando per sensibilizzare coloro che se ne prendono cura sui rischi che i bambini affrontano in particolare nei centri d’accoglienza.