Paradisi fiscali
“Sì, la Regina non ha controllato abbastanza da vicino chi gestisce i suoi investimenti e non si è assicurata che non finissero nei paradisi fiscali”. A commentare la notizia del coinvolgimento di Elisabetta II nei “Paradise papers”, documenti ufficiali che dimostrano che 10 milioni di sterline del patrimonio privato della sovrana sarebbero finiti all’estero, in alcune società immobiliari accusate di sfruttare i poveri oppure fallite portando via il lavoro a migliaia di persone, è Clifford Longley, ex corrispondente religioso dei quotidiani britannici “Times” e “Telegraph” e consulente del settimanale cattolico “The Tablet”. “Non credo che la regina dovrebbe controllare ogni investimento che fa, ma dettare linee guida e assicurarsi che vengano seguite da chi cura il suo denaro. Al contrario ho l’impressione, dalle ultime rivelazioni, che questo non sia avvenuto”, spiega Longley. “Penso che molte altre persone facoltose si trovino nella sua stessa situazione ma la sovrana dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto perché deve dare il buon esempio”. Per il commentatore, che si dice “deluso” da quello che è successo, gli investimenti fatti all’estero, in fondi gestiti in modo discutibile, sono “un imbarazzo” più che rappresentare una “grave crisi”. “Si tratta di un errore che verrà presto corretto”, spiega Longley. “Considerando che la Regina paga le tasse volontariamente, mentre potrebbe evitarle, non c’è nessuna ragione di dubitare delle sue buone intenzioni”.