Strasburgo
Se “emozioni e valori” avessero “posto nelle convenzioni, questo ci aiuterebbe a sviluppare politiche migliori per i migranti”. Così Bülent Şenay, docente associato di Storia della religione all’università turca di Uludağ, aprendo stamane la seconda tavola rotonda sul “ruolo dei gruppi religiosi e non religiosi nello sviluppo delle politiche migratorie”, nel contesto del decimo Incontro del Consiglio d’Europa sulla dimensione religiosa del dialogo interculturale, che è in corso a Strasburgo. Tra i relatori Valérie Régnier, presidente della comunità Sant’Egidio Francia che ha spiegato l’esperienza dei corridoi umanitari. Il progetto si fonda “sulle basi giuridiche dell’Ue” da un lato e dall’altra accoglie la “volontà della società civile di intervenire e aiutare”, in un processo “win-win” di cui a beneficiare sono i rifugiati accolti, la società civile e lo Stato. Questo in un contesto, come la Francia, dove la separazione Chiesa e Stato non impedisce comunque la “collaborazione per il bene comune”. Centrale in questo progetto sono l’approccio “individuale” e l’attenzione “ai più vulnerabili”, cifra che accomuna tante delle iniziative della società civile di matrice religiosa, come ha sottolineato padre José J. Garcia (Jesuit Refugee Service), che ha indicato la necessità che i gruppi di matrice religiosa entrino a far parte delle reti delle Ong che lavorano per i migranti al fine di apportare il loro contributo e il loro “valore aggiunto”.