Diritti
La Red nacional de emisoras (rete delle radio locali) del Paraguay, che comprende numerose radio cattoliche e comunitarie, attraverso un proprio comunicato firmato dal presidente Jorge Bazán, rende noto e condanna in modo energico “il violento sgombero e l’incendio delle abitazioni degli indigeni della comunità Ava Guaraní Jejeytymirî, nel distretto di Yvyrarovana”. La Rete delle radio, che riprende a sua volta un comunicato della pastorale indigena della diocesi di Alto Paraná e Kanindeju, riferisce le testimonianze degli indigenti cacciati dalle loro terre, i quali sostengono che lo stesso giudice ha prima ordinato lo sgombero e ha poi permesso che si incendiassero le case degli indigeni con tutti i loro beni. Non è la prima volta che delle comunità indigeni appartenenti ai Guaraní vengono cacciati dalle loro abitazioni e che le loro case vengono incendiate. Secondo il comunicato, “i produttori di soia fanno pressione sugli indigeni perché affittino le loro terre, in caso contrario avviano azioni di espulsione. I produttori di soia sono spesso coloni brasiliani, o a volte anche paraguagi. La nota prosegue accusando l’Indi, l’organismo statale che si occupa di questioni indigene, “di arrivare sempre in ritardo rispetto agli eventi”. “Da questa Rete delle radio impegnate per la verità, la giustizia e la democrazia – si legge ancora nel comunicato -, esprimiamo la nostra voce di protesta ed esigiamo che le autorità competenti prendano posizione in merito e cessino di attentare alla vita e ai beni dei più poveri tra i poveri”. La pastorale indigena della diocesi dell’Alto Paraná e di Kanindeju considera, a sua volta, questo fatto “una grave violazione dei diritti umani”. Nella nota vengono citati nomi e cognomi delle persone implicate nel caso, a partire dal colono Juliano Barbiann, proprietario di 250 ettari di terreni. La comunità lamenta il fatto che “incredibilmente le autorità negano l’esistenza di questa comunità, nonostante i dati relativi ad essa siano presenti nei censimenti del 2002 e del 2012, elaborati dalla Direzione generale di statistica, ricerche e censimenti della presidenza della Repubblica. La pastorale indigena chiede perciò, tra l’altro, “che venga rispettata la Costituzione nazionale, all’articolo 64, nella quale si afferma che non è possibile alienare la terra degli indigeni” e che “non venga criminalizzata la presenza degli indigeni nelle loro terre ancestrali”.