Emergenza

Rohingya: Save the Children ai leader Ue, “intraprendere passi coraggiosi e decisivi per porre fine alla crisi umanitaria”. Proposto piano in sei punti

“Intraprendere passi coraggiosi e decisivi per contribuire a porre fine alla crisi umanitaria dei Rohingya, che sta divenendo la maggiore emergenza dei nostri tempi in tema di diritti umani”. È la richiesta rivolta da Save the Children ai leader dell’Unione europea in occasione della riunione dei ministri dei Paesi membri a Bruxelles per il Consiglio degli Affari esteri. “L’organizzazione – si legge in una nota – è preoccupata per gli oltre 378mila bambini Rohingya che sono stati allontanati forzatamente dalle loro case dal mese di agosto, molti dei quali hanno assistito a crimini indicibili”. Save the Children propone all’Unione europea l’adozione immediata di un piano in sei punti “per prevenire ogni ulteriore sofferenza dei bambini Rohingya e delle loro famiglie”. Prevede di “insistere sull’immediato, pieno e illimitato accesso umanitario per raggiungere tutte le persone in condizione di bisogno nello stato del Rakhine”, “supportare il rimpatrio dei rifugiati Rohingya in Myanmar solo se condizioni e garanzie minime sono realizzate e richiedere il coinvolgimento sostanziale dell’Unhcr nella supervisione di ogni processo di rimpatrio”, “supportare lo sviluppo di un piano per assistere gli sfollati interni Rohingya, confinati dal 2012 in luoghi assimilabili ai campi di detenzione nel Rakhine”, “imporre immediatamente il divieto di ingresso nell’Ue e sanzioni finanziarie ai comandanti militari e ai superiori responsabili di aver ordinato atti criminali”, “sospendere i programmi di assistenza ai militari e supportare la fondazione, sotto il mandato delle Nazioni Unite, di un embargo globale sulle armi”, “supportare l’accesso al Myanmar della Missione Onu di Fact-Findind e esplorare tutte le strade per la giustizia e il riconoscimento delle responsabilità, incluse le corti internazionali”. “Save the Children – conclude la nota – chiede ai leader Ue di prendere posizione in modo forte sulla situazione nel nord dello stato del Rakhine e di fare tutto ciò che è in loro potere per evitare ulteriori violenze contro i bambini Rohingya e assicurare che i responsabili siano obbligati a risponderne”.