Integrazione
“Viviamo un tempo in cui tornano ad alzare la testa quelle forze oscure che si alimentano del disprezzo della diversità e dell’oltraggio alla vita della persona. Credo sia importante dircelo perché queste forze non alzino la testa ma rimangano dove le avevamo relegate come Paese”. Lo ha affermato questa mattina padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, nel corso della presentazione di “I get you”, la ricerca realizzata nell’ambito del progetto “Best” (Promoting best practices to prevent racism and xenophobia toward forced migrants through community building) in 9 Paesi europei. Capofila del progetto è il Jrs (Jesuit refugee service) Europa e tra i partner c’è anche l’associazione Centro Astalli. Ripamonti ha rilevato come “finalmente diciamo delle cose positive sui migranti”. “Credo che mai come in questo momento – ha evidenziato – sia importante raccontare e presentare delle buone pratiche di integrazione dei migranti forzati in un tempo in cui la paura rischia di condizionare la nostra visione del mondo orientandola in senso negativo e condizionando le scelte politiche”. Secondo il presidente del Centro Astalli, “l’integrazione è stata un po’ la cenerentola in tema di migranti in particolare in Italia; ci siamo concentrati sull’accoglienza ma meno sui processi d’integrazione forse dimenticando che una buona integrazione si radica in un’accoglienza programmata che però lì non si ferma, ma occorre fare dei passi in avanti”. Infatti, “i processi d’integrazione non sono la necessaria evoluzione dei processi del convivere ma vanno costruiti con creatività e visione”. “La ricerca – ha spiegato – racconta di chi si sforza di vedere nel vivere insieme, in modo partecipativo, la chiave del futuro cercando cammini nuovi e rivitalizzando quelli già percorsi”. Ripamonti ha concluso ringraziando “quelli che nonostante tutto continuano ad avere un sogno: quello di costruire insieme comunità plurali che non solo è possibile ma oggi è più che mai vitale”.