Assemblea generale Aris

Salute: don Angelelli (Cei), “cura sia occasione di accoglienza, vicinanza e testimonianza”. “Persona sempre al centro di ogni processo terapeutico”

“Le nostre opere devono sempre ispirarsi ai carismi e quindi tenere presente l’obiettivo primario che è l’evangelizzazione. Al di fuori di questo potremo essere efficienti, efficaci, professionalmente all’avanguardia, ma non saremo ciò che siamo chiamati ad essere, ossia opere di Chiesa”. Lo ha detto don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, nel suo intervento all’Assemblea generale dell’Aris (Associazione religiosa istituti socio-sanitari), in corso oggi a Roma. “Portare il nostro operato anche a casa del paziente – ha proseguito – vuol dire farsi ‘Chiesa in uscita’ come spesso ci invita Papa Francesco. Cura come occasione di accoglienza, di vicinanza e quindi di testimonianza, interna ed esterna. Dobbiamo mostrare al mondo che esiste un modo diverso di fare sanità, proponendo nuovi modelli missionari a favore dell’uomo e della cura della sua salute”. Riprendendo il messaggio di Papa Francesco per la XXVI Giornata mondiale del malato (11 febbraio 2018), don Angelelli ha ribadito la necessità di continuare ad operare con “rinnovato vigore”  mettendo sempre “la persona al centro di un processo terapeutico e di un’organizzazione sanitaria che non vuole nutrirsi di efficientismo, ma, riprendendo Papa Francesco, ‘curando anche quando non si è in grado di guarire'” intende modulare “su questo concetto basilare il proprio modo di curare”.