Procedimento penale

Diocesi: Milano, nessuno “ha coperto o insabbiato alcun reato” nella vicenda di don Mauro Galli

“Né monsignor Mario Delpini, né monsignor Pierantonio Tremolada, né il cardinale Angelo Scola e altri responsabili dell’arcidiocesi di Milano hanno coperto o insabbiato alcun reato”. Lo scrive la Chiesa di Milano in un comunicato relativo al procedimento penale in corso che vede imputato don Mauro Galli, accusato di violenza sessuale ai danni di un giovane che, al tempo dei fatti in contestazione (dicembre 2011), aveva 15 anni. La nota, che ripercorre la vicenda, è relativa a un articolo pubblicato oggi da un organo di stampa, che ricostruisce “i fatti in modo parziale e non del tutto corretto, esprimendo giudizi arbitrari e traendo conclusioni non rispettose della verità e delle persone citate”. L’articolo in questione “omette dei fatti fondamentali per comprendere correttamente la vicenda”. “Primo fra tutti è che l’episodio contestato risale al 2011 – si legge -, quando ancora nessuno era a conoscenza di quanto realmente accaduto e soprattutto quando ancora la parola ‘abuso’ si manteneva distante dal racconto della vicenda. E infatti solo nel luglio 2014 il legale della presunta vittima ha presentato la denuncia querela”. L’arcidiocesi di Milano sottolinea inoltre che “a oggi non risulta parte del processo penale, in cui è stata coinvolta insieme alla parrocchia di Rozzano, solo inizialmente, in qualità di responsabile civile”. “La qualifica in questione è venuta meno per la intervenuta revoca della costituzione di parte civile nel processo penale da parte del ragazzo e della famiglia, stante l’accordo transattivo conseguito con don Mauro Galli su cui né la parrocchia, né l’arcidiocesi hanno avuto qualsivoglia ruolo morale o materiale”. A conclusione della nota, l’arcidiocesi, “che non è in alcun modo chiamata in causa nella vicenda giudiziaria, né ha mai intrapreso azioni risarcitorie”, ribadisce “la volontà, se necessario, di continuare la collaborazione alle indagini per giungere alla ricostruzione della piena verità sui fatti in esame”.