Santi

Reliquie: Santa Sede, evitare “abusi, superstizione e mercimonio”

“Le reliquie dei Beati e dei Santi non possono essere esposte alla venerazione dei fedeli senza un apposito certificato dell’autorità ecclesiastica che ne garantisca l’autenticità”. È quanto scritto nell’Istruzione della Congregazione delle Cause dei Santi su “Le reliquie nella Chiesa: autenticità e conservazione” – presentata questa mattina da mons. Robert K. Sarno – che sostituisce l’appendice dell’Istruzione Sanctorum Mater “per facilitare l’applicazione di quanto richiesto in una materia così particolare”.
“Le reliquie nella Chiesa hanno sempre ricevuto particolare venerazione e attenzione perché il corpo dei beati e dei santi, destinato alla risurrezione, è stato sulla terra il tempio vivo dello Spirito Santo e lo strumento della loro santità, riconosciuta dalla Sede apostolica tramite la beatificazione e la canonizzazione”, si legge nel testo, in cui si ricorda che “tradizionalmente vengono considerate reliquie insigni il corpo dei beati e dei santi o le parti notevoli dei corpi stessi oppure l’intero volume delle ceneri derivanti dalla loro cremazione”.
“A queste reliquie i vescovi diocesani, gli eparchi, quanti ad essi sono equiparati dal diritto, e la Congregazione delle Cause dei Santi riservano una speciale cura e vigilanza per assicurarne la conservazione e la venerazione e per evitarne gli abusi”, il monito dell’istruzione, in cui si danno indicazioni dettagliate sulla conservazione delle reliquie, che “vanno custodite in apposite urne sigillate e collocate in luoghi che ne garantiscano la sicurezza, ne rispettino la sacralità e ne favoriscano il culto”.
“Sono considerate reliquie non insigni piccoli frammenti del corpo dei Beati e dei Santi o anche oggetti che sono stati a contatto diretto con le loro persone”, la precisazione del testo, che dispone che queste ultime debbano essere “possibilmente custodite in teche sigillate” e, comunque sia, “conservate e onorate con spirito religioso, evitando ogni forma di superstizione e di mercimonio”.
“Analoga disciplina”, raccomanda la Santa Sede, “viene applicata anche ai resti mortali (exuviae) dei servi di Dio e dei venerabili, le cui cause di beatificazione e canonizzazione sono in corso”: “Finché non sono elevati agli onori degli altari tramite la beatificazione o la canonizzazione – si legge nel testo – i loro resti mortali non possono godere di alcun culto pubblico, né di quei privilegi che sono riservati soltanto al corpo di chi è stato beatificato o canonizzato”.