Convegno
“Superare l’isolamento che vive chi porta il peso di una malattia mentale con gesti di disponibilità, che dalla Chiesa domestica si estendono a tutta la comunità”. Lo ha detto questo pomeriggio don Enzo Bottacini, dell’Ufficio della pastorale della famiglia della Cei, intervenendo al convegno “La Chiesa e la salute mentale. Cultura del provvisorio, scarti e nuovi poveri: il disagio psichico al tempo della tecnoliquidità”, organizzato, a Roma, dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei e dal Tavolo nazionale per la salute mentale, in collaborazione con l’Aippc. Il direttore dell’Ufficio Cei ha ricordato i quattro verbi sottolineati dall’Amoris laetitia: accogliere, accompagnare, discernere e integrare. “Come facciamo ad aiutare la famiglia ad affrontare queste situazioni? Anzitutto conoscendo il disagio che vive – ha spiegato don Bottacini -. Di fronte alla malattia mentale c’è la tentazione di cercare la radice del male nei genitori. Bisogna superare questa mentalità che fa coincidere la malattia con la maledizione. La malattia non è legata in alcun modo a una colpa”. Da qui, l’importanza dell’accompagnamento. “Il malato mentale ha bisogno che altri si prendano cura di lui, non può farcela da solo. E devono farlo senza considerarlo un matto. Occorre cercare sostegni anche per la sua famiglia”. Un atto importante perché “la scoperta di non essere soli è un fatto terapeutico”. “Oltre a scongiurare la solitudine, la solidarietà familiare ha come fine quello di intessere una rete di relazioni, che si allargano alla comunità cristiana e civile, fino a creare associazioni che richiamano le istituzioni pubbliche al loro compito”. Il discernimento, secondo il direttore Cei, è importante per “aumentare la consapevolezza che le famiglie con un malato mentale sono parte integrante della comunità cristiana e della società civile”. Infine, don Bottacini ha ricordato l’importanza della “costituzione di una nuova psichiatria di territorio”, che sia “in grado di coinvolgere le famiglie per una proficua collaborazione”, e dei consultori cristiani, che offrono “un ottimo aiuto per i malati e per le loro famiglie”.