Messa in carcere

Diocesi: mons. Perego (Ferrara-Comacchio) ai detenuti, “ognuno è amato da Dio per quello che è”

“È importante a Natale scoprire il valore di ogni persona”, in quanto “ognuno è amato da Dio per quello che è, il Signore guarda a ognuno per la propria storia. E così il nome dice dell’unicità di ognuno”. Lo ha affermato questa mattina l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, in occasione della celebrazione eucaristica che ha presieduto nella Casa Circondariale di via Arginone. Presenti un centinaio di detenuti, il 79enne cappellano mons. Antonio Bentivoglio – che ha colto l’occasione per lasciare ufficialmente il ruolo di cappellano nell’istituto penitenziario, carica che ha ricoperto dal 1994 -, la Comandante di reparto Annalisa Gadaleta, diversi volontari e catechisti e la Garante dei detenuti di Ferrara, Stefania Carnevale. La messa è stata concelebrata anche da don Giacomo Granzotto, da don Paolo Cavallari, e da don Emanuele Lonardi, vicario della parrocchia di Santa Maria in Vado, che al termine della liturgia ha donato a ogni detenuto presente un piccolo biglietto di auguri, tutti pensieri realizzati dai suoi parrocchiani. Perego ha sottolineato come in occasione del Santo Natale “i desideri, i sentimenti e i ricordi assumono un significato particolare”. Come il Battista deve preparare la venuta di Gesù, così “ciascuno di noi ha un compito speciale che deve scoprire, una vocazione, un progetto particolare che il Signore ha su di lui”. Così il Natale deve farci scoprire “l’unicità di ogni figlio che nasce, di ogni fratello” e di conseguenza dobbiamo cogliere come “Gesù costruisca storie di relazione, di prossimità, di attenzione all’altro: a Natale riscopriamo questa serenità di avere in mezzo a noi il Signore, che ci raggiunge ovunque, anche qui”. La messa si è conclusa con il messaggio letto da mons. Bentivoglio in cui ha voluto salutare e ringraziare il personale, i volontari e i suoi “fratelli ristretti”: “c’è un tempo per incontrarsi e uno per lasciarsi, c’è il tempo del benvenuto e quello dell’addio”, ha scandito il sacerdote commuovendo i presenti. “Le vostre vite – ha detto rivolto ai detenuti – hanno segnato anche la mia, rendendomi più sensibile alla sofferenza dei fratelli”.