Giornata del malato
“Dio è impotente e debole nel mondo e così e soltanto così rimane con noi e ci aiuta… Cristo non ci aiuta in virtù della sua onnipotenza ma in virtù della sua sofferenza”. Ha citato Dietrich Bonhoeffer, l’oppositore di Hitler ucciso in un lager, il cardinale presidente del Pontificio Consiglio della cultura, Gianfranco Ravasi. Nella sua lectio odierna sul dolore innocente, tenuta al Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma, il porporato ha affermato: “Dio soffre in Cristo che nella sua vita terrena è diventato fratello dei sofferenti”. Il Vangelo secondo Marco, fa notare il cardinale, per il 46% è un continuo racconto di guarigione di malati: lebbrosi, ciechi, storpi, epilettici ma anche prostituite e pubblicani. Quanto alla lebbra – la malattia più significativa per la cultura dell’epoca sia per i suoi segni esteriori sia per l’elevato timore di contagio, vista simbolicamente come castigo per i peccati commessi – chi ne era colpito “veniva isolato ed era considerato il peggior peccatore di tutti”. Di qui il comportamento “sovversivo” di Cristo che viola tutte le regole rituali e sanitarie. “Gesù non ha paura di toccare: tocca il lebbroso e gli chiede che cosa vuole. La fisicità dell’assumere su di sé il dolore e del condividerlo è parabola dell’incarnazione” e insegnamento anche per noi: “l’alleanza” tra paziente e medico (o anche infermiere, parente) “non è solo quella delle cure ma anche quella del toccare, è vicinanza, partecipazione”. A conclusione Ravasi ha ricordato la commovente testimonianza di un ateo, agnostico e anticlericale come Ennio Flaiano, padre di una bambina colpita a otto anni da encefalopatia. Dopo la morte dello scrittore, venne trovato tra le sue carte l’abbozzo di una sceneggiatura per un film dedicato al ritorno di Cristo sulla terra, circondato e infastidito da tv e giornalisti ma attento solo ai malati e agli ultimi. “Non voglio che tu la guarisca – chiede nel film a Gesù un uomo portando con sé la sua bambina malata che cammina a fatica – ma voglio solo che tu l’ami”. Gesù, scrive Flaiano, “baciò quella ragazza e disse: ‘In verità, quest’uomo ha chiesto ciò che io posso dare”’.