Politica
“C’è molta incertezza in Cina su cosa significhi l’era del neo presidente Donald Trump per Pechino”, spiega al Sir, Andrew Yeo, professore associato di Scienze politiche alla Catholic University of America di Washington, D.C. “Da un lato sembra una cosa positiva perché sembra esserci meno interesse da parte della Casa Bianca in fatto di diritti umani, un tema che stressa non poco la leadership cinese. Dall’altro Trump è stato molto critico verso la Cina. L’ha accusata di prendersi gioco dell’America sul piano degli scambi commerciali, e contro Pechino ha minacciato di scatenare una guerra di valute”. E proprio ieri Trump, in una cordiale telefonata con il presidente cinese, Xi Jinping, ha ricucito dicendosi pronto a onorare la politica che va sotto il nome “una sola Cina”. “Sì”, continua Yeo, “Pechino non aveva gradito la telefonata di Trump alla presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, indirettamente suggerendo che quello Stato de facto non riconosciuto da Pechino può disporre di una linea diretta con Washington, e soprattutto quando il neo segretario di Stato, Rex Tillerson, ha detto di voler bloccare l’espansione militare della Cina nel Mar Cinese meridionale”. “Un dato è certo”, conclude Yeo, “aver cestinato la Trans-Pacific Partnership, il trattato di libero scambio fra 12 nazioni affacciate sull’Oceano Pacifico fortemente voluto da Obama, significa nuove opportunità per la Cina di assumere un ruolo di leader nei commerci della regione. I Paesi interessati, però, non sembrano entusiasti della prospettiva”.