Apostolato del mare
Che cosa mettere nei locali della Stella maris per i marittimi musulmani? A rivolgere la domanda è don Natale Ioculano, direttore dell’Ufficio nazionale per l’apostolato del mare della Cei, nel corso dell’incontro odierno dei volontari delle associazioni Stella maris nella sede della Conferenza episcopale. Tema dell’iniziativa, “Volontari: è bello esserci. Formazione al dialogo interreligioso, all’impegno gioioso”. A rispondere è don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso: “I musulmani non hanno immagini, io non gliele propongo ma mi tengo la libertà di tenere il crocifisso. Io rispetto te presupponendo che tu rispetti me”. Due i suggerimenti: “Una delle cose che unisce tutti i musulmani è il Corano. Se in un angolo della struttura ci fosse una copia del Corano penso non dovrebbe essere un problema”. Quindi la seconda indicazione: “Se ci fossero nelle città delle Stella maris delle iniziative di dialogo e confronto tra cristiani e musulmani, o cristiani ed ebrei, esporre la relativa locandina aiuterebbe a far capire che in quel territorio c’è una cultura di dialogo e accoglienza. Così come augurare ai musulmani, in concomitanza con il Ramadan, buon Ramadan”. Don Ioculano pensa ad una possibile collaborazione con gli Uffici per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso delle relative diocesi. Da don Bettega anche l’invito a fare molta attenzione a non destare sospetti di proselitismo: “I musulmani, convinti di avere la missione di convertire gli infedeli, potrebbero insospettirsi e chiedersi che cosa un cristiano voglia da loro”. “Serve soprattutto accoglienza”, insiste don Ioculano raccontando di avere superato molte diffidenze donando ai marittimi di altre religioni cellulari e schede telefoniche per comunicare con le loro famiglie.