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“Francesco vuole una Chiesa sempre attenta ai bisogni dell’umanità cercando le risposte nel Vangelo. Un sistema aperto che cerca di incarnare e ridire le parole della fede guardando a questa terra ferita e a questa umanità affaticata e disorientata”. Lo afferma padre Ermes Ronchi, dell’Ordine dei Servi di Maria, in un’intervista pubblicata da “L’Azione”, il settimanale diocesano di Vittorio Veneto, nella quale racconta anche dell’esperienza vissuta l’anno scorso predicando gli esercizi spirituali alla Curia romana. Il religioso si dice certo del fatto che Papa Francesco riuscirà a riformare la Chiesa, “ma non secondo le tecniche del potere politico per cui il nuovo eletto elimina dai posti di comando tutti gli uomini del precedente”. “Lui sceglie le persone dopo averle conosciute e valutate secondo il criterio del Vangelo”, prosegue Ronchi, per il quale le resistenze alla riforma “provengono da chi considera la Chiesa come un sistema compatto di dottrine riguardanti la fede e la morale, da ripetere integralmente; un sistema di verità chiuso e autoreferenziale”.
Per il sacerdote friulano quella indicata da Francesco è una Chiesa in uscita “verso i poveri della terra, le periferie, gli scarti”. “Su questo Papa Francesco ha le idee chiare e ferme”, aggiunge Ronchi, secondo cui “l’impegno per i poveri, il volontariato, la dedizione per la causa della giustizia e della pace sono tutte forme della presenza di Dio nella vita delle persone che dobbiamo considerare e alimentare”. Il religioso parla poi dei soldi che “sono necessari per le attività della Chiesa”, “ma non devono farla da padroni, mai, nemmeno nella vita civile” e nell’utilizzo dei quali “ci dovrebbe essere sempre la massima trasparenza nella loro gestione”. “È proprio necessario avere una banca?”, si chiede Ronchi, per il quale così facendo “ci si mette in un sistema pericoloso con le sue irresistibili e oscure pressioni”. Per il sacerdote, “non ritorneranno le masse a riempire le chiese e tanto meno la Chiesa estenderà la sua presenza visibile in tutti gli aspetti della vita, come era un tempo” ma la carità “è il grano del Regno che sta crescendo in mezzo a tanta zizzania e che noi dobbiamo difendere e coltivare anche se non sta crescendo nello spazio delle chiese”.