Politica
“Immaginare un’Italia che ridà centralità alla famiglia a ogni livello significa lavorare per costruire una casa comune più aperta e amichevole verso i soggetti deboli e più facile da vivere per tutti”. È quanto scrive Massimo Calvi in un editoriale pubblicato oggi da “Avvenire” nel quale commenta l’approvazione, avvenuta ieri, del “Fattore famiglia” in Lombardia. Si tratta di “uno strumento che cambia il modo di selezionare chi ha diritto alle agevolazioni in alcuni servizi sociali, dalla scuola alla casa, dal lavoro ai trasporti”, spiega Calvi, osservando che “è la prima regione in Italia a intraprendere questa strada e c’è da augurarsi che possa fare da apripista, anche se le resistenze culturali e politiche sono molte e tenaci”. Perché, rileva Calvi, “la vera difficoltà di uno strumento come questo è solo politica” e “la rivoluzione che consente alla famiglia di trovare cittadinanza nelle politiche sociali, è in gran parte culturale”. “Il ‘Fattore’ lombardo è soprattutto un test, un banco di prova”, prosegue, che si aggiunge alla “rete dei Comuni amici della famiglia, vera e propria frontiera sul territorio che tenta di contrastare la disgregazione sociale e la crisi demografica guardando alla famiglia come risorsa sulla quale investire e nella quale credere”. “Non è un passaggio di poco conto, è una prospettiva che col tempo può cambiare il volto di un Paese e la sua carica di futuro”, aggiunge Calvi, secondo cui “la famiglia, i figli, non possono e non devono essere considerati ‘questione’ di una sola parte politica. Perché non lo sono”. “Perché sono ‘la’ risorsa e ‘il’ problema del nostro Paese – conclude – e una priorità per tutti coloro che si candidano a governare il nostro Paese. Perché sono ‘fattore di sviluppo’”.