Medici senza frontiere
“Non esistono più i danni collaterali: non si può pensare che strumenti precisi come gli armamenti di oggi falliscano”. Gli attacchi ai civili e agli ospedali sono quindi “un danno preciso e calcolato”; è “un salto di imbarbarimento della guerra che va contro tutti i codici etici, ma i codici etici saltano in tutte le guerre”. Lo ha affermato stasera a Roma Fabio Mini, generale di Corpo d’armata, capo della missione internazionale in Kosovo, intervenendo al dialogo organizzato da Medici senza frontiere sul tema “Ospedali sotto attacco: patologia della guerra senza regole”. Rispondendo alle domande della giornalista Lucia Annunziata, il generale Mini ha evidenziato i cambiamenti in corso nelle modalità di guerra, a partire dagli anni ’89-’90. “Oggi un conflitto non ha fine e non ha più nemmeno più i fini statuali, umani e umanitari – ha precisato -. I crimini di guerra e i tribunali contro i crimini di guerra ci sono sempre stati, con più o meno efficacia. Ma oggi il conflitto deve andare avanti senza una fine perché ci sono tanti interessi di carattere privatistico e non nazionale”. Stiamo assistendo quindi ad un “imbarbarimento della guerra: non c’è più il rispetto dell’avversario. In qualsiasi centro militare si sente parlare del nemico come bastardo e assassino”. La criminalizzazione dell’avversario, ha ricordato, “è stata fatta per prima da Israele in Libano, formulando la dottrina per cui non esistono innocenti, sono tutti combattenti, anche i civili. Questa strategia prevede un massiccio attacco aereo per la distruzione dell’ambiente in cui operano i gruppi armati”.
“Oggi nel pianificare un’operazione anche se si sa che c’è un ospedale vicino non c’è più nessuna remora – ha detto Mini -. Ma del resto… più delitto umanitario della bomba atomica o dei bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale: li abbiamo inventato noi!”. A proposito della lotta al terrorismo il generale Mini ha fatto notare che “provoca una grande pressione interna nei Paesi, con la paura e la richiesta che le forze armate facciano qualcosa. Oggi tutto è giustificato dalla paura, perché se un popolo ha paura accetta tutto. E questa è stata una vittoria del terrorismo che voleva mettere in discussione l’apparato democratico occidentale”. “Ma ricordiamo – ha detto – che gli apparati militari chiamati ad intervenire per primi nelle zone di crisi non hanno idea dello stato finale da raggiungere per dichiarare la missione conclusa. Sono frastornati: fanno azioni da manuale senza sapere chi sono gli avversari, la cultura, la lingua, come avvenuto in Afghanistan”.