Ecumenismo
“Solo un cristianesimo unificato al suo interno” può essere esempio di “convivenza degli uomini nella pace e nella giustizia” di fronte all’odierna “terza guerra mondiale a pezzi”. Ne è convinto il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, che oggi ha tenuto la lectio magistralis al Dies Academicus della Pontificia Università Gregoriana. Tema della cerimonia, nel 500° della Riforma, “Cristiani uniti per un mondo in frantumi”. Nel XX secolo, “passato alla storia come uno dei più brutali e disumani – ha detto Koch – il movimento ecumenico è apparso un faro luminoso” e la medesima importanza “la riveste anche e soprattutto nel mondo di oggi oppresso da ingiustizie sociali, dalla tragedia umana dei migranti, da conflitti armati e attacchi terroristici, un mondo in cui come osserva il Papa ha luogo una terza guerra mondiale e pezzetti”. Tuttavia, ha ammonito, soltanto un “cristianesimo riconciliato ecumenicamente può assumere la missione affermata dal Concilio Vaticano II”, di vivere e operare come “segno e strumento di unità degli uomini”. E sullo scenario mondiale può esserlo “perché si trova davanti alla questione fondamentale che interessa tutte le società”, ovvero come “nella vita sociale e politica, pluralità e tolleranza possano conciliarsi con l’esigenza fondamentale di uno spirito unitario che unisca tutti gli uomini a vantaggio del bene comune senza cadere in un pluralismo anarchico o in uniformità monolitica”. La risposta , secondo il card. Koch, è “nella forma di un’unità nella diversità e di una diversità nell’unità”.