Violenza
“A Torino c’è una tradizione riguardo ai riti satanici, di cui occorre tener presente la portata e dalla quale ci si può difendere anche attraverso l’informazione e l’accompagnamento dei ragazzi, come fanno tutte le parrocchie. Ma nel caso in questione io penso che non sia tanto il rito satanico che si è incontrato con il tema dell’abuso della sessualità, ma probabilmente il contrario: cioè la perversione sessuale che ha usato il rito satanico. E questo è decisamente più grave”. Don Domenico Cravero, psicologo e psicoterapeuta, fondatore della cooperativa sociale “Terra mia” e parroco delle quattro parrocchie di Poirino (Torino), commenta così al Sir le sedute spiritiche che finivano in stupri a Torino, scoperte grazie alla denuncia di una vittima minorenne. L’indagine ha portato a tre arresti e all’iscrizione sul registro della Procura di vari indagati. “Mentre l’adesione ai riti satanici – spiega don Cravero – raggiunge un numero molto basso di persone, il tema della sessualità banalizzata, che copre un enorme bisogno affettivo, è invece molto diffuso nel linguaggio, nell’uso di internet, nella pornografia sul web, nel sesso mercenario sulle nostre strade”. “Io seguo – chiarisce il sacerdote – storie di degrado a motivo delle dipendenze e della malavita. In queste storie di degrado c’è una parte legata al satanismo, ma è quella percentualmente più bassa. Una banalizzazione della sessualità, che è il brodo fertile delle perversioni, è molto più diffusa. Il male s’inserisce in ciò che è più delicato e profondo dell’umano, l’affettività e la sessualità. Da un impoverimento dell’affettività c’è da aspettarsi un aumento dell’ambito decisamente problematico della sessualità, fino ai suoi punti più drammatici che sono le perversioni: hard, come quelle di cui parla la cronaca torinese di questi giorni, o soft, più nascoste ma più diffuse, che creano comunque problemi e sofferenza”.
L’episodio drammatico di Torino “deve richiamarci all’enorme compito tipico delle nostre comunità cristiane, che è il prenderci cura dell’amore, cioè della vicenda affettiva nella storia delle persone, perché la corruzione del codice dell’amore, tipico della nostra società a causa del mito dell’amare se stessi a dispetto di tutto e di tutti, dell’autorealizzazione e della cura ossessiva di se stessi, spinge verso certe derive alle quali sono molto sensibili gli adolescenti”. Questo, prosegue lo psicologo, “comporta un lavoro educativo importante nelle nostre comunità. In ogni epoca storica il Vangelo porta il suo seme che germoglia: nel nostro tempo il grande contributo del Vangelo può essere una proposta alta dell’amore e della sessualità. Su questo abbiamo come strumento l’educazione negli oratori e nei gruppi, non spaventandoci delle difficoltà degli adolescenti, ma credendo molto nelle loro risorse”.