Clero
“La tentazione è sempre presente nella vita di Simon Pietro”. Lo ha ricordato il Papa, che ha dedicato tutta la seconda parte della meditazione – non letta, però, in versione integrale – alla figura di Pietro, che “ci mostra in prima persona come progredisce la fede confessando e lasciandosi mettere alla prova”, e mostrando che “anche il peccato stesso entra nel progresso della fede”. “La tentazione è sempre presente anche nella nostra vita”, ha aggiunto Francesco a braccio: “Senza tentazione non si progredisce nella fede”. “Nel Padre Nostro – ha proseguito ancora fuori testo – chiediamo la grazia di non cadere, ma non di non essere tentati”. “Pietro ha commesso il peggiore dei peccati – rinnegare il Signore – e tuttavia lo hanno fatto papa”, ha fatto notare Francesco. “È importante per un sacerdote saper inserire le proprie tentazioni e i propri peccati nell’ambito di questa preghiera di Gesù perché non venga meno la nostra fede, ma maturi e serva a rafforzare a sua volta la fede di coloro che ci sono stati affidati”, l’invito del Papa. “Mi piace ripetere – ha proseguito – che un sacerdote o un vescovo che non si sente peccatore, che non si confessa, si chiude in sé, non progredisce nella fede. Ma bisogna stare attenti a che la confessione e il discernimento delle proprie tentazioni includano e tengano conto di questa intenzione pastorale che il Signore vuole dare loro”.