Formazione

Annuncio: mons. Semeraro (Albano), “la fede cristiana non si trasmette come una soap opera”

“Alla nostra azione pastorale spetta sempre dare inizio ad ogni e con ogni nuova generazione di cristiani. La fede cristiana non si trasmette come una soap opera che continua per un tempo indeterminato sugli schermi televisivi. No. La fede cristiana ‘ricomincia’ e in una forma sempre nuova in ogni generazione: per questo è generativa”. Lo ha affermato questa mattina il vescovo di Albano, monsignor Marcello Semeraro, intervenendo al seminario di studi “Evangelii gaudium: annuncio e catechesi” promosso dalla Commissione episcopale per la dottrina della fede della Cei. Chiamato a parlare di “pastorale generativa”, Semeraro ha suggerito “il codice simbolico della generatività”. “Potremmo individuarlo nella sequenza di questi quattro verbi: desiderare, generare, curare e lasciar andare”, ha spiegato il vescovo, richiamando il discorso di Papa Francesco alla plenaria del Pontificio Consiglio della cultura il 7 febbraio 2015. Riferendosi, invece, al principio secondo cui “il tempo è superiore allo spazio” espresso nella Evangelli gaudium, Semeraro ha sottolineato che tra i significati c’è il “privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici”. “Questo è generatività – ha osservato il vescovo – perché non ci s’accontenta d’iniziare, ma si vuole pure portare avanti”. “Questo è tensione e responsabilità per il futuro”, ha aggiunto, evidenziando che “è generatività” perché “non pretende di far da soli, ma coinvolge altre persone”, “fa nascere vita da consegnare come eredità ad altri”, “nutre speranza per chi verrà dopo” e “non interrompe il patto generazionale”.