Beni culturali
“Le chiese nelle singole frazioni erano un punto di riferimento non solo religioso ma anche culturale. Esse rappresentano l’identità di questi luoghi e quindi doppia deve essere l’attenzione che va loro riservata per ricostruire quella dimensione comunitaria senza la quale è difficile restare”. A dichiararlo è il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, che al Sir ha fatto un punto sullo stato dei luoghi di culto di Amatrice, Accumoli e delle loro frazioni. Mons. Pompili parla di “condizioni davvero gravi a causa delle scosse sismiche in sequenza. Quasi cento chiese sono state colpite – di diverso valore – ma tutte anche le più piccole dotate di elementi di pregio. A queste si aggiungono almeno altre 50 gravemente lesionate che sono chiuse in attesa di verifiche”. “Di fronte ad una così vasta situazione sia dal punto di vista della quantità che della qualità occorre – aggiunge il vescovo di Rieti – fare delle scelte, darsi delle priorità. Questo naturalmente richiederà un discernimento per capire da dove cominciare per poi arrivare a tutte le chiese. La collaborazione con le Istituzioni, con il Ministero dei beni culturali, sono buone. I contatti sono settimanali se non giornalieri, quando necessario, soprattutto in questa fase della messa in sicurezza per capire ciò che possono fare loro e ciò che possiamo fare noi, per evitare inutili sovrapposizioni”.
La diocesi reatina ha lanciato, subito dopo la prima scossa del 24 agosto, un programma di messa in sicurezza delle opere d’arte contenute in tutte le chiese colpite dalle scosse. Secondo Lorenzo Serva, incaricato della Curia di Rieti per il recupero dei beni culturali nella zona di Amatrice e Accumoli oltre il 90% dei luoghi culto è inagibile. “In questi mesi abbiamo quasi completato il recupero delle opere contenute nelle chiese e santuari colpiti, mancano circa 15 siti e non ci vorrà molto tempo per chiudere questa fase del lavoro. La procedura prevede che i beni segnati nelle schede ministeriali, dunque di maggiore pregio, vengono catalogati e posti in custodia a Cittaducale in un hangar della ex caserma delle Forestali. Le opere restanti, in generale doni e opere donate dalla popolazione, vengono portate a Rieti in un locale della Curia. Sono opere dall’alto valore affettivo e per questo la diocesi si è mossa subito per preservarle, in vista del loro ritorno nelle chiese di origine una volta rimesse in piedi e riaperte. Nel complesso si tratta di arredo sacro, quadri, statue, ex voto che raccontano di grazie ricevute, di legami di fede con il santo”.