Società
“Luigi tifa Juve – la sciarpa appesa è la prima cosa che noto quando lo vado a conoscere – e ha uno sguardo che non puoi dimenticare. E che ti distrae da tutto, anche dal letto in cui è sdraiato e dal tubo della ventilazione che gli permette di respirare. Sì perché Luigi, 63 anni, da 11 convive con la Sla (sclerosi laterale amiotrofica), malattia che lo ha costretto in un letto da cui comunica parlando con gli occhi grazie a un computer. Condizione terribile per molti, sfida continua per Luigi. Che ha accettato di parlarci di sé. Della sua vita e dei suoi progetti”. Nel nuovo numero di “Scarp de’ tenis”, rivista di strada promossa da Caritas italiana e Caritas ambrosiana, in distribuzione da domenica 2 aprile, appare un’intervista realizzata da Ettore Sutti con Luigi Picheca: malato di Sla, non ci pensa ad “andarsene”; amico di Stefano Borgonovo, scrivendo con gli occhi è diventato giornalista. “Sono sempre stato una persona curiosa e interessata alle cose che la vita ci propone. Ho avuto tanti interessi anche se poi non sempre sono riuscito a portare a termine i miei sogni”, racconta Picheca. Dal letto in cui vive afferma ancora: “Sono soddisfatto: conosco un sacco di persone eccezionali a cui sono molto legato e che ancora frequento. Ho sempre amato lo sport e ne ho praticati parecchi. Mi sono divertito con gli amici in eterne sfide a calcetto fino all’ultimo, quando ormai la malattia aveva preso il sopravvento rispetto alla mia voglia di opporle resistenza”.
Della malattia dice: “Quando ci si trova ad affrontare situazioni tanto invalidanti non è mai semplice decidere. Io ho soltanto seguito il mio istinto e sono felice di essere ancora qui, di aver visto crescere i miei figli, di poter incontrare i miei familiari e i miei più cari amici. Perché la vita va avanti, ed è bella, anche con qualche acciacco e con qualche sofferenza. Sinceramente non condivido – anche se non giudico – tutta questa fretta di voler morire che taluni inseguono con tanta foga: la vita è meravigliosa. Sempre. Ed è un peccato buttarla via con tanta premura”.