Diritti umani
La libertà religiosa non può giustificare gli atti di terrorismo, ma lo stato liberale non può permettere che vengano compiuti. Su questo debole equilibrio fra libertà e sicurezza è intervenuto Jean-Claude Monod, della Ecole Normale Superieure Cners di Parigi, durante il convegno intitolato “Libertà religiosa e pace tra rispetto dei diritti umani e sicurezza personale” organizzato dall’Istituto internazionale Jacques Maritain di Roma e l’università degli studi della Basilicata, in collaborazione con l’Institut Francais-Centre Saint Louis. “Non possiamo dire che lo stato liberale abbia le mani legate e sia disarmato. Bisogna tuttavia che ci sia un controllo della religione – ha precisato -, lo Stato deve intervenire. Per esempio controllare i discorsi nelle moschee. Ma tutto questo entra in contraddizione con la divisione fra Stato e religione. Nessuno può essere ripreso per le sue idee religiose, ma quando diventano una minaccia ciò è possibile. In Francia va capito come fare quando la religione sfocia in apologia del terrorismo”.
“In Francia – ha continuato – vi è un eccesso di retorica soprattutto nella sinistra, che accusa di essere fasciste le misure dopo la strage al Bataclan. Si sono rese necessarie ma si è anche detto che lo stato di emergenza sia stato costituzionalizzato”. “Al di là del caso francese, la sicurezza non è più presentata come la condizione dei cittadini, ma viene vista come imperativo. Fare della sicurezza una delle condizioni di libertà fa si che venga considerata come un valore più importante della libertà mentre nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – ha ricordato Monod -, il diritto alla sicurezza viene dopo la libertà e questo ordine non è casuale”. “È indubbio che in alcuni momenti la sicurezza serva a sopravvivere alla guerra civile e al terrorismo che minano lo Stato stesso. Quindi, qual è il buon equilibrio? Dopo l’11 settembre e dopo i recenti attentati dobbiamo interrogarci su questi punti e sulla difficoltà di tornare a uno stato normale dopo l’emergenza. C’è infatti sempre il rischio che lo stato di diritto si autodistrugga se limita la sua sicurezza. Queste riflessioni – ha concluso – dimostrano che la contraddizioni fra libertà e sicurezza in favore della seconda rischiano di minare lo stato di diritto e quindi dobbiamo considerare lo stato di emergenza come una fase transitoria”.