Politica

Irlanda del Nord: Campbell (Un. st.Mary’s), “evitare che prevalga dimensione britannica mettendo a rischio equilibrio esistente”

“In tempi di grande incertezza gli elettori cercano voci forti”, spiega ancora Francis Campbell, vicerettore dell’università londinese di st.Mary’s a Twickenham. Riflettendo sull’esito delle elezioni in Nord Irlanda, osserva: “L’Unione europea garantiva un ombrello intellettuale che proteggeva l’accordo del Venerdì santo per il quale avevano votato sia cattolici che protestanti e che era garantito dal governo britannico e anche da quello irlandese. Il confine era rimasto soltanto per la sicurezza ma per quanto riguarda la dogana e l’immigrazione vi era un flusso libero”. “La bellezza di quel patto, al quale dobbiamo quasi vent’anni di relativa pace, era che riusciva a contenere le due dimensioni quella britannica e quella irlandese”, continua Campbell. “Con il Brexit e la riapertura di una frontiera il problema diventa come evitare che la dimensione britannica prevalga mettendo a rischio l’equilibrio esistente”. Lo studioso e diplomatico indica l’ironia di una situazione nella quale “l’Unione europea potrebbe avere 1,7 milioni di suoi cittadini che vivono dentro un Regno Unito che si è staccato dalla Ue col Brexit perché chiunque nasce nell’Irlanda del Nord ha diritto alla cittadinanza irlandese e, di conseguenza, europea”, e sottolinea che “il 56% della popolazione nordirlandese ha votato per rimanere dentro l’Unione europea ma si ritroverà fuori col Brexit”.