Donne e media
Contrastare la “deriva del neutro” e il “sogno di riprodursi senza la madre”. Sono i due compiti più urgenti da affrontare per le donne di oggi. Ad affermarlo al Sir è la sociologa Chiara Giaccardi, che nel giorno in cui si celebra la Festa della donna mette in guardia dal rischio di “buttare via le battaglie, alcune buone e altre meno buone, che negli scorsi decenni hanno comunque portato all’emergere della figura femminile come soggetto, che può offrire un contributo specifico alla convivenza sociale”. Giaccardi, in particolare, invita l’universo femminile “a uscire dagli stereotipi di genere ricreandone degli altri anche peggiori”, attraverso “forme di trasgressione ancora più mortificanti degli stereotipi che si vorrebbero contestare”. “La donna non può certamente essere ridotta ad angelo del focolare – spiega l’esperta – ma dobbiamo stare attente, quando rompiamo questo guscio, a far sì che non diventi una prigione: a non cadere, cioè, nello stereotipo opposto della donna cinica, stratega, calcolatrice, pronta a tutto, anche a rinunciare ai figli, pur di far carriera”. In particolare, per Giaccardi, ci vuole “una maggiore attenzione da parte delle donne nell’utilizzazione delle arene mediali, sempre più importanti nel mondo della comunicazione, ma che vanno utilizzate senza cadere ingenuamente nella falsa idea di liberarsi dagli stereotipi creandone altri ancora più deprimenti”. Manca, nelle donne di oggi, “una critica che solo le donne potrebbero fare”, prosegue la sociologa: “Quella al linguaggio astratto e asettico della tecnica, con tutte le sue implicazioni, che arrivano a dichiarare neutro ciò che neutro non è”. Giaccardi cita il caso della maternità surrogata, che “non è solo una questione morale, ma di strapotere del sistema tecnocratico a cui la donna avrebbe più argomenti per opporsi. In questi campi, il contributo femminile, se lo si coltiva, potrebbe esser molto prezioso, proprio per le diverse modalità di comunicazione che le donne hanno, legate ai registri della concretezza della vita”. Di qui l’invito a “contrastare la deriva del neutro, altra forma di maschilismo ancora più subdola perché travestita, che ancora una volta mortifica il mondo femminile” e alla cui radice c’è “il sogno di riprodursi senza la madre”.