Scontri
“È urgente riguadagnare la fiducia sociale con gesti concreti di incontro, dialogo e trasparenza, rispettando un procedimento nel quale la libertà e la possibilità di prendere decisioni non siano compresse per la premura dei procedimenti parlamentari”. Lo scrive la Conferenza episcopale del Paraguay, nella nota che fa seguito all’occupazione del Parlamento e agli scontri di ieri nella capitale Asunción, scatenati dalle proteste per il progetto di riforma della Costituzione che prevede la possibile rielezione per l’attuale presidente Cartes. L’invito, perciò, è “che non ci siano né vincitori né vinti”. Inoltre, si chiede ai cittadini e ai governanti di “guardare non solamente alla motivazione delle proprie azioni, ma anche alle conseguenze”.
L’arcivescovo di Asunción, mons. Edmundo Valenzuela, in una nota ha invece chiesto al presidente di “frenare la violenza” e di ordinare alle forze di polizia di “non usare armi contro i manifestanti”. I comunicati fanno seguito ad altri due interventi pubblici dei vescovi, avvenuti nelle scorse settimane. In particolare, martedì scorso, avevano diramato un duro comunicato rispetto alla volontà dell’attuale presidente, scrivendo: “Le decisioni prese, con seri dubbi sulla loro legalità e legittimità, sono un segno della assoluta mancanza di considerazione e di rispetto per l’istituzione democratica che con tanto impegno e dedizione abbiamo conquistato dopo decenni di dittatura”. “Riteniamo prudente – avevo sostenuto – non insistere sull’introduzione della rielezione presidenziale attraverso la via dell’emendamento costituzionale, perché produce inutile tensione e polarizzazione sociale, che, se non gestita correttamente, potrebbe diventare violenza con imprevedibili conseguenze”.