Settimana Santa

Diocesi: mons. Petrocchi (L’Aquila), oggi ha visitato l’Ospedale San Salvatore. Domani si recherà presso la casa circondariale “Costarelle” di Preturo

In questi primi giorni della Settimana Santa l’arcivescovo de L’Aquila, mons. Giuseppe Petrocchi, si reca in visita alle persone ricoverate nell’Ospedale del capoluogo abruzzese e ai detenuti del carcere. Questa mattina mons. Petrocchi è stato in visita all’Ospedale San Salvatore. Dopo l’incontro con i dirigenti della Azienda sanitaria locale, il personale medico e paramedico, mons. Petrocchi ha incontrato alcuni pazienti ricoverati nell’Ospedale aquilano. Pazienti a cui mons. Petrocchi ha ripetuto l’invito fatto nel Messaggio per la Pasqua di quest’anno: “In Cristo ogni croce, di qualunque tipo e grandezza, può essere trasformata in ‘spazio-di-risurrezione’. Ecco perché la sofferenza – vissuta nel Signore – può diventare una finestra che si spalanca sull’amore e ne mostra i volti: abissali e misteriosi”. Nella visita è stato accompagnato dai cappellani fra Corrado Lancione e fra Luciano Antonelli.
Domani, si recherà presso la casa circondariale “Costarelle” di Preturo dove incontrerà il dirigente e gli agenti della Polizia penitenziaria. Successivamente visiterà i detenuti insieme al cappellano, don Marco Manoni. Lo scorso luglio, dopo la visita al carcere romano di Rebibbia, l’arcivescovo Petrocchi, soffermandosi sulla condizione dei detenuti, ha scritto sul giornale diocesano “Vola”: “Se il carcere diventa soltanto una forma di ritorsione sociale, se la detenzione è intesa solo come un atto attraverso il quale la comunità civile si autotutela da un pericolo, allora il carcere si trasforma in zona di marginalità e non può assolvere alla funzione di essere area nella quale la persona è sollecitata a trovare le vie della verità e del bene: strade che conducono verso Dio, verso l’altro e verso se stesso”. Citando la lettera ai carcerati di San Giovanni Paolo II nell’anno 2000, ha aggiunto: “Chi si trova nella detenzione non deve vivere come se il tempo del carcere gli fosse irrimediabilmente sottratto: anche il tempo trascorso in carcere è tempo di Dio e come tale va vissuto; è tempo che va offerto a Dio come occasione di verità, di umiltà, di espiazione ed anche di fede”.