Centro Italia
La generosità, quella delle “stesse vittime del sisma”, delle famiglie che “hanno accolto in casa amici parenti e anche sconosciuti” e dei volontari che hanno “reso meno precarie alcune condizioni e sopportabili soluzioni di emergenza”. Sono questi i ricordi più nitidi che mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, racconta nel suo editoriale pubblicato sul numero di Gennaio-Marzo 2017, da poco uscito, del periodico dell’arcidiocesi di Spoleto-Norcia, “Il Risveglio”. Nel testo, intitolato “Terremoto: volti, racconti e presenze essenziali”, il segretario della Cei rievoca la sua visita di solidarietà a Norcia del 3 febbraio scorso, con Claudio Baglioni e il comandante della gendarmeria vaticana, Domenico Giani, e si sofferma anche sulla generosità dei “sacerdoti, pastori delle comunità drammaticamente toccate dal terremoto”. “Voglio dirlo, anzi gridarla questa presenza – scrive mons. Galantino -. La presenza dei miei confratelli, preti e vescovi; pastori e padri che ho visto disponibili ad accogliere autorità e visitatori di ogni specie; ma che ho visto soprattutto condividere la fatica di ‘abitare’ luoghi e circostanze fatti di precarietà estrema”. “Voglio gridarla, questa presenza – rimarca il segretario generale della Cei – soprattutto in un momento in cui, per colpa della stupidità colpevole e imperdonabile di qualcuno di noi, rischia di passare sotto silenzio o di non essere riconosciuta abbastanza l’opera di straordinaria generosità di vescovi e di sacerdoti delle zone terremotate. Loro hanno continuato a fare tutto quello che fanno sempre!”. “Non uno di loro ha girato alla larga da quelle macerie; non uno di loro ha scelto situazioni di privilegio per sé: in macchina a dormire come gli altri e ospiti in tende con gli altri, con il compito di tenere viva la speranza quando forse anche nel loro cuore questa faceva fatica a restare desta”, evidenzia il presule. “Custodi di speranza e animatori per una ricostruzione che prima di riguardare strutture deve riguardare le persone e la loro voglia di reagire alla distruzione che, con le loro case, ha spazzato via progetti di vita”.